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Il foro stenopeico

"Riflessione sul foro stenopeico. Sul divano con il gatto e una tazza di latte freddo e caffè. (Odio il latte bollito, soprattutto d’estate)
Mi chiedo spesso perché l’uomo abbia voluto inventare la fotografia, quali sono le esigenze filosofiche, psicologiche, culturali che hanno fatto si che si impiegasse energia, tempo e denaro per fissare un riflesso di luce su un supporto?
E perché il risultato ha sempre generato tanta attrazione e tanto fascino?
       Risposte me ne sono data tante… ma ogni volta che mi trovo in un momento che vedo “entrante” cerco qualcosa per registrarlo, come se il cuore, la mente, gli occhi da soli non bastassero a trattenerlo, come se quel prezioso istante che scivola via possa essere conservato per una futura condivisione, come testimonianza di quel tempo passato… 

Non mi sopporto quando somiglio così tanto ad un artista…
Una scatola che imprigionava la luce in una dimensione eterna…
Chimica per prima cosa, ma poi terribilmente poesia.
Sarà per questo che rido di quelli che, come me all’inizio, credono che la fotografia sia tecnica, che possa servire a razionalizzare la vita, gli istanti. Cinicamente spero possano avere la stessa sorpresa che ebbi io a suo tempo: era come cercare di trattenere acqua con le mani: bevila in fretta altrimenti sparirà… ed è terribilmente frustrante. 

Neppure nel più freddo still life sono riuscita a sentire quella razionalità che ho sempre cercato, quella sicurezza accogliente di una matematica per principianti, quel bisogno di spiegare la vita per non perdersi.
Non ho senso dell’umorismo.
Non riesco a capacitarmi di questo eterno cambiamento, non di meno, ad oggi, di quella stupida arroganza dei fotografi solo tecnici. Perché alla fine anche con dolore, il nobile sa di essere tale solo per uno scherzo del destino e deve cedere alla giusta richiesta di uguaglianza popolare,  lo impone non solo l’etichetta ma anche il buon senso e il buon gusto,  le resistenze oltretempo debito sono ridicole e umilianti.   

Ho dovuto imparare il coraggio di perdersi per fare davvero fotografia.
...
Ho fatto finta di avere quel foro stenopeico immaginario che catturava quel lento flusso di luce…
…avevo bisogno di regole rigide per non perdermi …
e questa per me è trasgressione.
Ivanda Mariottini
"Non offritemi latte bollito"
Ed La Dea
Collana Gli Introvabili

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