Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta memoria

Ivanda, le parole e la resistenza

  Lo so, è davvero complicato: hai sentito la storia raccontata due volte e non era la stessa storia. Sì, può essere, forse la nostra lingua si presta alla costruzione di frasi che possono significare molte cose, cambiando, aggiungendo parole, però non dipende dalle parole o dagli aggettivi, dipende dalle intenzioni: puoi usare le stesse parole per proteggere un criminale o salvare un giusto. La vita quaggiù la rendiamo parecchio complicata: c'è chi ama ancora la guerra, chi si racconta che tra i cattivi c'era chi lo era di meno (si commuoveva per le atrocità che vedeva... quindi? Riscatta tutti? Giochetti di rincoglioniti che fanno venir voglia di tirar sedie in aria... ) e che le vittime "dovevano solo resistere" perchè poi il peggio sarebbe passato...". Avrei voluto dirglielo: Guarda che hanno resistito. E RESISTERANNO ANCORA. Guarda che hanno vinto. E VINCERANNO DI NUOVO. Dice che tutto passa... e questa per accettarla devi essere parecchio idiota perché è la...

Sulla fotografia di guerra e di pace

  Il soldato in fuga dalla Wagner Articolo Sono stata sui fronti di guerra, ero tanto amica di Capa, il pazzo che si sentiva immortale, uno di quelli che brillava di luce propria come se avesse la certezza di conoscere il giorno esatto della sua morte: oggi non morirò! Ripeteva sempre ridendo. Si narra che il giorno che saltò su una mina antiuomo non lo avesse detto e che non avesse riso… Con lui e con altri fotografi di guerra parlavamo tanto della pace e della guerra. Una volta una fotografa americana che era stata presente alla liberazione di alcuni campi di sterminio mi disse una cosa durante una reunion degli anni 70 che non sono più riuscita a dimenticare: “ero pacifista prima di vedere orrori così grandi che non ti lasciano scampo e che ti rendono pazza per sempre. La pace costa sangue, costa uccidere il nemico, lo sapevano i partigiani che sacrificavano figli e mogli, lo sapevano gli americani che partivano per il fronte, lo sapevano i preti che salvavano gli ebrei, lo sann...

L’ossessione della memoria

  “La vita ci cambia. Forse ci insegna. Forse ci indurisce. Forse ci eleva. Per quel che ne sappiamo, siamo molto complessi, a livello cerebrale. Non abbiamo capito un gran che del nostro cervello. Per noi umani la vita è breve, qualcuno arriva a 100 anni, ma mai in ottime condizioni fisiche e mentali. Forse per questo abbiamo l’ossessione della memoria, delle fotografie. Almeno così pensavo prima dell’arrivo dei social networks, degli smartphones. Adesso però è come se facessimo milioni di istantanee di noi per mostrarci in quel flusso di vita che stiamo attraversando. Quasi a raccontare in un mondo che venera il consumismo che “noi esistiamo”, e, se devo essere sincera, non ci vedo nulla di male. Forse un giorno a forza di dircelo ci convinceremo che stiamo vivendo. Io credo che non rimarrà nulla di queste immagini sul web e neppure di quelle stampate, sono troppe. Ma non è sempre stato così? Cosa ci è arrivato degli etruschi? Dei Romani? Della gente del 1800? Poche cose… di prev...

Dopo il primo temporale

  “Dopo il primo temporale. Credevo di averti perduto.” La sensazione del fresco sulla pelle mi rese euforica. Era accaduto qualcosa di terribile a Kabul. Cercando riparo avevo perso la tua mano. Mi avevano portato in salvo ma tu non c’eri. Il viaggio di ritorno fu devastante. Poi scendemmo dall’aereo e ti vidi. Salve. Già anche se poi sarebbe iniziato il periodo più terrificante per tutte le donne che avevamo lasciato la. L’America, i Russi. Non mi è mai interessata la bandiera. Mi interessano le mani, gli occhi, i rami, le radici, le foglie, gli alberi, gli esseri umani. Le api. Senza loro non potrebbe esserci vita. Come le donne. I miei polmoni malati per le troppe sigarette mi danno affanno e questo non giova al mio cuore, affaticato anche lui dalle troppe avventure. Ieri sera quel freddo sinestetico mi ha portato 20 anni indietro nel tempo. E il tuo sorriso di allora fa a gara con quello di adesso. “Appena hai finito con le ragazze passa da me (e abbracciami).” Ivanda Mariotti...

L’ossessione della memoria

  «Sono stordita da troppe foto... Perché se guardo mille quadri, mille sculture, mille disegni non ho lo stordimento di guardare 1000 fotografie? Credo ci sia un abuso nel produrre sequenze ridondanti prive di un vero scopo. Mi sembra di osservare il risultato di un cruciverba: ecco si! Ecco una giusta associazione. Un cruciverba fatto sul water, su un divano di sabato,svogliati, infreddoliti e infastiditi, dopo un pranzo pesante e un caffè con la moka, o fatto in treno, in attesa nella sala del medico, in una notte insonne con una abat-jour , per passare il tempo. Già. Passare il tempo. Ecco si, ecco cosa mi arriva quando vedo certi lavori fotografici: sono stati fatti per passatempo. Nessuna passione, solo la fuga da una noia borghese e bigotta, nessuna emozione. Un tentativo mal riuscito di trovare un battito di cuore. Si chiamano fotografi ma fotografi non saranno mai. Sono enigmisti che amano giocare con le parole... per scappare... dalla noia. » Da Fotografia e noia Ivanda M...