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La noia del prompt

  “Il Prompt dopo due volte mi annoia! Come mi annoiavano da bambina le bambole bidimensionali di carta alle quali dovevi applicare abiti, acconciature, scarpe, borsette… mi sembrava così stupido… l’atto creativo si limitava alla combinazione degli elementi posseduti. Qui gli elementi sono apparentemente infiniti ma CHE NOIA. Il gioco e il divertimento sono solo in mano ai programmatori, come al tempo della carta erano dei disegnatori”. Ivanda Mariottini “La noia del Prompt” Ed. La Dea Collezione gli introvabili. Promt: Body shot of a beautiful happy magical women wearing a white robe with rabbit and stars in her hair in a future city, steam punk, intricate, rim light, god rays, volumetric lighting, elegant, highly detailed, digital painting, artstation, concept art, smooth, sharp focus, photo, art by VaRu71, sunrise, new art classical, soft ambient lighting, particle Effect. Se lo spingi nel surreale l’algoritmo si perde un po’...

Una vecchia boomer con il vizio della curiosità (che poi io sono Generazione X!)

  Non amo chi si lamenta, alla lamentela preferisco gli scatti di ira, le reazioni rabbiose e impulsive che mi dimostrano che c’è vita e non rassegnazione nelle anime della gente. E quando cado mio malgrado nella lamentela e nell’autocompiacimento della propria condizione di “piccola fiammiferaia” o nel complesso dell’eterna incompresa, scatenati da condizioni che spesso devo subire e non posso cambiare, mi astengo dalle relazioni, mi isolo, mi chiudo in me, non sopportandomi troppo. Ragiono, mi sfogo con i poveri pochi amici in grado di reggere le mie pantomime tragicomiche stile Howl (per gli amanti delle anime e di Miyazaki ), studio, medito e cerco un modo per trasformare la lamentela, o l’odio, in polemica costruttiva o almeno in dichiarazione ironica (e vi giuro l’ironia non mi appartiene ). Con l’età l’ingenuità mi ha un po’ abbandonato purtroppo, lasciando spazio a una sorta di saggezza che mi annoia un po’ ma che mi fa evitare di passare da pazza, o da donnetta, nei luoghi...

Dopo il primo temporale

  “Dopo il primo temporale. Credevo di averti perduto.” La sensazione del fresco sulla pelle mi rese euforica. Era accaduto qualcosa di terribile a Kabul. Cercando riparo avevo perso la tua mano. Mi avevano portato in salvo ma tu non c’eri. Il viaggio di ritorno fu devastante. Poi scendemmo dall’aereo e ti vidi. Salve. Già anche se poi sarebbe iniziato il periodo più terrificante per tutte le donne che avevamo lasciato la. L’America, i Russi. Non mi è mai interessata la bandiera. Mi interessano le mani, gli occhi, i rami, le radici, le foglie, gli alberi, gli esseri umani. Le api. Senza loro non potrebbe esserci vita. Come le donne. I miei polmoni malati per le troppe sigarette mi danno affanno e questo non giova al mio cuore, affaticato anche lui dalle troppe avventure. Ieri sera quel freddo sinestetico mi ha portato 20 anni indietro nel tempo. E il tuo sorriso di allora fa a gara con quello di adesso. “Appena hai finito con le ragazze passa da me (e abbracciami).” Ivanda Mariotti...

Senza me: la vera solitudine

  #MYART IV - Com’io volevo esser solo. Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo. Tutt’al contrario di quel che pensate voi: cioè senza me e appunto con un estraneo attorno. Vi sembra già questo un primo segno di pazzia? Forse perché non riflettete bene. Poteva già essere in me la pazzia, non nego, ma vi prego di credere che l’unico modo d’esser soli veramente è questo che vi dico io. La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, è soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, cosí che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi. Cosí volevo io esser solo. Senza me. Voglio dire senza quel me ch’io già conoscevo, o che crede...