Passa ai contenuti principali

Sulla fotografia di guerra e di pace

 

Il soldato in fuga dalla Wagner Articolo

Sono stata sui fronti di guerra, ero tanto amica di Capa, il pazzo che si sentiva immortale, uno di quelli che brillava di luce propria come se avesse la certezza di conoscere il giorno esatto della sua morte: oggi non morirò! Ripeteva sempre ridendo.

Si narra che il giorno che saltò su una mina antiuomo non lo avesse detto e che non avesse riso…
Con lui e con altri fotografi di guerra parlavamo tanto della pace e della guerra.
Una volta una fotografa americana che era stata presente alla liberazione di alcuni campi di sterminio mi disse una cosa durante una reunion degli anni 70 che non sono più riuscita a dimenticare: “ero pacifista prima di vedere orrori così grandi che non ti lasciano scampo e che ti rendono pazza per sempre. La pace costa sangue, costa uccidere il nemico, lo sapevano i partigiani che sacrificavano figli e mogli, lo sapevano gli americani che partivano per il fronte, lo sapevano i preti che salvavano gli ebrei, lo sanno tutti.
Non lo sanno quelli che rimangono a casa a pontificare, a pregare che tutto si aggiusti, quelli che manifestano sventolando bandiere, quelli che spacciano il Che per pacifista, quelli che non hanno ancora capito che la pace la si costruisce in tempo di pace, non in tempo di guerra.
Quando la guerra è in atto è troppo tardi: ci sono innocenti che muoiono e non si può far altro che combattere e salvare il possibile.
Chi predica la pace in tempo di guerra no, non lo sa cosa sia la guerra.
Non ha mai visto una stanza piena di capelli e scarpe di bimbi morti per essere nati dalla parte sbagliata del mondo, con la religione sbagliata addosso.
Non ha mai visto i graffi nei muri delle camere a gas. Non conosce i crimini di guerra come lo stupro e la tortura.
Non ha letto nulla dei gulag, delle follie delle dittature.
La pace si fa con i libri nei banchi di scuola unendo le vittime di ogni guerra. Ma non la si può fare in tempo di guerra.
Ci sono zone di guerra e zone di pace, chi vive le zone di pace non parli della guerra.
È come un fotografo che fa arte: non può parlare di fotografia di guerra.
Ivanda Mariottini
“Sulla fotografia di guerra e di pace”
Ed La Dea
Collana gli introvabili




Commenti

Post popolari in questo blog

  « La fotografia, come le altre arti, come il linguaggio, come la letteratura subirà la sua evoluzione: una volta che si saranno stancati di fare esercizi di grammatica o di bella calligrafia cominceranno a scrivere: poesie, racconti, romanzi, saggi, gialli, commedie, horror... Guardo certi fotografi e mi sembravo bambini che stanno imparando a scrivere l’alfabeto in corsivo. Ma ci sono anche quelli che stanno scrivendo la nuova Divina commedia. A cosa serve la fotografia? Metto un the mentre cerco la risposta » Ivanda Mariottini « Raccontando il ventunesimo secolo al mio amico Dante » Ed. La Dea Collana Gli introvabili Piazza Navona Roma Settembre 2021 Chiesa Sant’Agnese in Agone

Il foro stenopeico

"Riflessione sul foro stenopeico. Sul divano con il gatto e una tazza di latte freddo e caffè. (Odio il latte bollito, soprattutto d’estate) Mi chiedo spesso perché l’uomo abbia voluto inventare la fotografia, quali sono le esigenze filosofiche, psicologiche, culturali che hanno fatto si che si impiegasse energia, tempo e denaro per fissare un riflesso di luce su un supporto? E perché il risultato ha sempre generato tanta attrazione e tanto fascino?        Risposte me ne sono data tante… ma ogni volta che mi trovo in un momento che vedo “entrante” cerco qualcosa per registrarlo, come se il cuore, la mente, gli occhi da soli non bastassero a trattenerlo, come se quel prezioso istante che scivola via possa essere conservato per una futura condivisione, come testimonianza di quel tempo passato…  Non mi sopporto quando somiglio così tanto ad un artista… Una scatola che imprigionava la luce in una dimensione eterna… Chimica per prima cosa, ma poi terrib...

Perché Ivanda non teme l’AI generativa

Fiore vero Vanessa Rusci Di questi tempi essere a New York è da pazzi. Ma io lo sono sempre stata! E poi ora sono anche vecchia... per cui. Siamo ubriachi come sempre, ma non abbastanza da giustificare quello stiamo dicendo... No... no... no... non mi fa paura. Posso ripeterlo fino a domani mattina. Solo quella politica, o quella per la guerra, sì. Quella mi spaventa molto... Lo dicono anche i miei amici. Per questo siamo qua. Dovevano conferire cose importanti.  I segreti di pulcinella oramai. C'è un che di patetico in questa battaglia all'ultimo codice. Quella no! La generativa per le immagini o per i testi no. Dai sù... I bias li abbiamo quanto lei! Non iniziare con quella faccia. Sì... ho capito cosa vuoi dire. È veloce, certo. Anche io lo ero... prima di capire che la velocità è sopravvalutata. Lo impari con l'età... tutto è più bello se lento... No, non è perché “non è umana”. Questa è una frase da conferenza con un pessimo buffet... È perché è troppo compos...